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Il saluto del nuovo parroco P. Andrea

Foto di Padre  Andrea Tommasi

"Abbinare la stola e il grembiule a qualcuno può sembrare un'espressione irriverente. Di solito la prima, preziosa e ricamata, ricorda l’armadio della sacrestia, insieme agli altri arredi sacri, mentre il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, è sempre a portata di mano della buona massaia. Ordinariamente non è articolo da regalo: tanto meno da parte delle suore, per un giovane prete. Eppure è l'unico paramento sacerdotale registrato dal vangelo. Il quale vangelo, per la messa solenne celebrata da Gesù nella notte del Giovedì Santo, non parla né di casule, né di amitti, né di stole, né di piviali. Parla solo di questo panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto squisitamente sacerdotale.
La cosa più importante, comunque, non è introdurre il ‘grembiule’ nell'armadio dei paramenti sacri, ma comprendere che la stola ed il grembiule sono quasi il diritto ed il rovescio di un unico simbolo sacerdotale. Anzi, meglio ancora, sono come l'altezza e la larghezza di un unico panno di servizio: il servizio reso a Dio e quello offerto al prossimo. La stola senza il grembiule resterebbe semplicemente calligrafica. Il grembiule senza la stola sarebbe fatalmente sterile”.

Questo famoso testo di don Tonino Bello mi ha sempre accompagnato nel mio ministero sacerdotale. Mi accompagnerà anche in questo nuovo servizio che inizio oggi in mezzo a voi e con voi.

Insieme, come comunità, possiamo trasformare la stola, che esprime non solo la dimensione ministeriale ma tutto l’ambito liturgico e catechetico, in un autentico servizio caritativo e profondamente segnato dalla Misericordia Divina, come ci ha ricordato molte volte Papa Francesco.

Possiamo trasfigurare il grembiule, che rappresenta la ricchissima e numerosissima gamma di servizi e persone che svolgono un’attività in parrocchia e santuario, non solo in un “bel e buon lavoro”, ma in una vera lode a Dio; in una riscoperta della propria preziosità per il bene di tutti; in una personale partecipazione a lavorare nella vigna del Signore secondo i talenti che Dio stesso ha messo nella vita di ciascuno.

Ringrazio di cuore fra Claudio, fra Leone, fra Andrea e fra Daniele per i loro servizi e per tutto il lavoro svolto in questa comunità e auguro ogni bene anche a fra Giampiero e fra Loris che, con me, sono giunti qui a Madonna di Rosa.

Vi chiedo di essere un po’ pazienti con me. Devo imparare tante cose di questa comunità e vi devo conoscere. Aiutatemi e sostenetemi nei miei limiti e nelle mie dimenticanze. La preghiera sia il dono vicendevole che fin d’ora ci scambiamo.

Grazie di cuore per la vostra accoglienza.

Fra Andrea