Il saluto di P. Leone ai parrocchiani

Sono arrivato  un po’ tremante. Avevo sei anni da spendere con voi. Ce l’ho messa tutta, anche se non sapevo da dove cominciare.

Avrete senz’altro notato i miei imbarazzi, le mie incertezze. Non sono riuscito a conoscere tutti: anzi! Mi avrete visto spesso girare per le strade: cercavo voi, cercavo quelli che mi mancano, quelli che non vedi in chiesa, quelli che ti guardano con sospetto, quelli che hanno già chiuso il conto con te.

Sono stato volentieri in mezzo a voi. Non ho mostrato i denti. E forse qualcuno avrà pensato: “Se tutti i leoni sono così…!”.

Ho mantenuto quello che ho trovato, quasi tutto!

Mi sono preoccupato del grande problema dell’educazione alla fede, vedendo poi che di fede bisognerebbe parlare tra grandi. Ho cercato di tenere vive le domande che bruciano, quelle che restituiscono ad ognuno la grazie della propria nobiltà e originalità.

Ho volentieri pregato con voi, mettendo a disposizione con la mia poca voce scassata il meglio dei miei pensieri, quelle cose che ho fatto crescere con me e che sento coincidere con quello che sono. Magari fossi stato capace di non esservi parso come un mestierante, un impiegato. Mi piace essere uomo e mi porto dentro il cuore e le passioni che inquietano tutti.

Ho tentato di dire al maggior numero possibile che Dio ci è necessario. Spero che almeno quelli che mi hanno conosciuto più da vicino abbiano intuito che il mio stare qui voleva accendere il fuoco di una presenza nella vostra vita. Il resto è cosa di poco conto.

LabirintoE vi lascio un labirinto. Molti di voi ci hanno riso sopra, frati compresi. In fondo al prato c’erano gli orbettini Con un gruppetto di uomini abbiamo costruito un piccolo labirinto: è parabola di vita, dove ci si può perdere, ma anche opportunità per cercare vie d’uscita, tesori nascosti e confidenza con le tortuosità dell’esistenza. Senza dire che non si può immaginare una vita come un labirinto da cui non si esce più.

Vi lascio anche un bel crocifisso: sono stato sempre sconvolto da quella ferita che Longino ha aperto sul suo fianco, fianco da cui è uscita la Nuova Eva, la Chiesa, noi. Ora vado a Mantova, diventerò mantovano come lo era Longino. Potrò sentire il profumo di quel pugno di sabbia bagnata dal sangue di Gesù, pezzo di salvezza del mondo. Non potrò dimenticare voi: aderendo a Cristo Gesù non si perde la memoria, si condivide una passione.

Ringrazio tutti per quanto siete stati per me. Ringrazio primo fra tutti p. Claudio che mi ha sopportato più da vicino e gli altri frati che hanno sopportato le mie improvvisazioni. Ringrazio coloro che sono stati costretti a sopportare i miei limiti.

Chiedo scusa a coloro che ho fatto soffrire, in qualsiasi modo, per qualsiasi ragione.

Vi custodirò nella mia preghiera.

P. Leone

P. Leone Tagliaferro